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…Il regista

 

“Una patatina nello zucchero” credo si rispecchi benissimo nella società dei giorni nostri dove la solitudine la fa da padrone e la relazione tra individui è solo storia di tempi dove il consumismo era unicamente una realtà appartenente all’economia.

Quanti Graham ospita la società moderna? Molti !!! Uomini che chiedono aiuto e nessuno li ascolta perché si è troppo impegnati a scalare la vetta dell’arrivismo. E così ogni individuo rimane tale, non coltiva più le amicizie, non capisce e non viene capito, non parla e non ascolta, non aiuta e non viene aiutato.

È un racconto questo, che con la giusta ironia restituisce l’amaro ad una società che non vuole più soffrire per gli altri. La mamma di Graham ne è l’esempio: lui ha un disperato bisogno di qualcuno che lo ascolti per quello che è e non per quello che lo si vuole far apparire, ma lei vuole solo essere compresa e non ha orecchi per suo figlio. Una donna che decide di andare avanti lasciando indietro il sangue del suo sangue.

Oggi la cronaca nera registra numerosi casi di figli che uccidono i propri genitori…

…Perché?

Le risposte nessuno le vuole dare, perché poi le soluzioni chiederebbero troppa fatica.

Ho scelto di decontestualizzare il racconto e trasferire il protagonista in prigione. Vediamo un uomo dietro alle sbarre…, perché accusato di omicidio? ha ucciso la madre? Una guardia lo sorveglia ventiquattro ore su ventiquattro dialogando con lui solo attraverso il suono di uno strumento musicale. Il prigioniero racconta il proprio dramma , non solo attraverso la parola ma anche attraverso il linguaggio del suo corpo, sofferente e impacciato, che esterna attraverso una partitura gestuale un malessere continuo e sempre presente di un uomo non troppo “normale”…

 

Vittorio Vaccaro

 

scena

 

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